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gennaio 2012

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sempre crescente il numero delle Aziende associate che chiedono in-formazioni sul contratto di compar-tecipazione e quali sono i relativi risvolti di tale forma di contratto; si ritiene, pertanto, di dover fornire alcune considerazioni. Il contratto di compartecipazione, in sede pratica, solleva numerose questioni che sug-geriscono un esame del problema al fine di evitare confusioni o incertezze nell’applica-zione della normativa in materia.

I contratti “atipici” di compartecipazione agraria possono assumere forme molteplici, e non hanno caratteristiche precise, perché concorrono, al tempo stesso, taluni elementi della colonia parziaria con elementi del con-tratto di lavoro.

Per questo, ogni qualvolta, ci si trova di fronte ad un contratto definito di “comparte-cipazione”, occorre accertare a quale titolo il compartecipante disponga di una parte di prodotti del fondo o dell’azienda; occorre ri-salire alla volontà dei contraenti, per stabilire se essi abbiano convenuto tale partecipa-zione come concorso all’esercizio dell’atti-vità imprenditoriale comune al concedente ed al compartecipante.

La giurisprudenza ha precisato che quando un contratto agrario non ha per oggetto un terreno determinato, bensì una quota ideale di prodotto, che possa essere ricavata da una certa estensione di terreno astrattamente considerata, con mancanza di apporto ai ca-pitali oltre che alle spese ed ai rischi dell’im-presa, si ha un rapporto di prestazione d’opera con retribuzione in natura sotto forma di cointeressenza al prodotto, e non di compartecipazione agraria.

La compartecipazione agraria è caratteriz-zata dal fatto che la titolarità e l’esercizio di impresa agricola devono rimanere in capo al concedente, titolare del diritto reale e per-sonale di godimento sul fondo, e nell’ap-porto, da parte del partecipante, del suo la-voro manuale per la coltivazione del fondo medesimo.

Il compartecipante viene interessato alla col-tivazione con l’attribuzione della partecipa-zione ai prodotti del fondo, mentre le perdite della gestione restano a carico del conce-dente imprenditore, essendo la sopporta-zione del rischio da parte del partecipante li-mitata al conseguimento della quota di pro-dotti a lui spettante.

In tali casi il contratto di compartecipazione,

di natura associativa, è strutturalmente coor-dinato all’impresa, anzi, è esso stesso costitu-tivo dell’organizzazione e segna la nascita dell’impresa.

Gli elementi caratteristici del contratto di compartecipazione a struttura associativa sono i seguenti:

a) il compartecipante partecipa alla coltiva-zione del fondo per un periodo di tempo suf-ficiente ad assicurargli la compartecipazione al risultato dell’intera produzione durante il ciclo delle coltivazioni;

b) formazione di un’azienda comune con or-ganizzazione, anche minima, dei fattori della produzione; l’apporto del coltivatore (com-partecipante) non deve essere limitato al solo lavoro.

c) partecipazione comune alle spese di colti-vazione.

La giurisprudenza ha correttamente posto in evidenza la circostanza che nella comparteci-pazione di natura associativa, equiparabile ai contratti di mezzadria e colonia parziaria, vi è la partecipazione di ambedue i soggetti del rapporto alle spese, agli utili e ai rischi d’im-presa; conseguentemente, questo particolare contratto è soggetto a tutte le prestazioni poste dalla legislazione agraria per i contratti di natura associativa.

Il legislatore del 1982 ha manifestato, in ter-mini inequivocabili, di non essere favorevole alla compartecipazione di natura associativa, confermando così la scelta contenuta nella legge n. 756/64, che aveva disposto l’aboli-zione della compartecipazione, stabilendone la confluenza nel rapporto di lavoro subordi-nato o nella colonia parziaria, salvo quanto disposto per la compartecipazione stagionale e la concessione intercalare.

Per questo, il legislatore, con la legge n. 203/82 di riforma dei contratti agrari, ha sta-

bilito, salvo il caso di conversione del rap-porto associativo in affitto (art. 25 e ss l. 203/82 e l. n.29/90), l’estinzione di questi rapporti, al massimo entro dieci anni dall’en-trata in vigore della nuova normativa. Il legislatore, portando avanti il processo di ti-pizzazione verso l’affitto, ha considerato questo l’unico contratto in grado di assicurare la piena imprenditorialità del conduttore. Tuttavia, il legislatore ha lasciato in vita, nel campo del diritto agrario (con esclusioni delle compartecipazioni qualificabili di mero rapporto di lavoro), la sola partecipa-zione per colture stagionali di cui all’art. 56 L. n. 203/82, il quale potrà essere applicato non solo ai contratti agrari di compartecipa-zione, ma anche ai rapporti eccezionali, sia nel tempo in relazione alla natura dell’intero anno agrario (e perciò di coltivazioni stagio-nali o intercalari), sia nell’estensione come deriva dal termine “singole coltivazioni”; dovrà trattarsi di coltivazioni limitate ri-spetto alla superficie del fondo o rispetto alle colture normali del terreno”.

Tali principi hanno conservato la loro effi-cacia e validità anche nella Legge n. 203/82 (art.56).

Va altresì ricordato con riferimento all’art.56 L. n. 203/82, che esclude dall’applicazione della nuova disciplina dei contratti agrari la compartecipazione limitata a singole coltiva-zioni stagionali, non si può dilatare il con-cetto di coltivazione stagionale sino ad essere questa un modo per eludere l’applicazione della normativa generale; non si può parlare di coltivazione stagionale quando la stessa assume importanza preminente nell’eco-nomia della coltivazione del fondo o si svolge per un periodo di tempo quasi an-nuale.

È appena il caso di rammentare che la giuri-sprudenza ha precisato che concettualmente, le coltivazioni intercalari sono quelle così dette secondarie, che si praticano dopo il rac-colto di colture principali e prima della lavo-razione di impianti dello stesso tipo, mentre le coltivazioni stagionali devono essere rite-nute quelle di durata non molto eccedente quella trimestrale delle stagioni naturali. Al di fuori di questi rigidi limiti, non può tro-vare applicazione l’art. 56 L. n. 203/82, stante i sopra evidenziati rischi che ne conseguono.

I Direttori di Zona, unitamente al sotto-scritto, sono a disposizione degli associati, per fornire tutta l’assistenza del caso.

“Ritorna” il contratto di compartecipazione agraria

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