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Compromesso sulla riforma PAC: prime valutazioni


Il trilogo del giugno scorso ha raggiunto un compromesso sull’approvazione della riforma della PAC per il “post 2022”.

I contenuti del pacchetto devono ora essere inseriti nei regolamenti, sottoposti all’approvazione del Consiglio dei Ministri e poi alla plenaria del Parlamento europeo, probabilmente  nel mese di ottobre per poi essere pubblicati.

Naturalmente tutti i dettagli sui contenuti della riforma emergeranno solo man mano che verranno approntati i testi normativi e tutte le misure saranno definite in articolato, tenendo fra l’altro presente che ampio spazio decisionale spetterà poi ai singoli stati membri che dovranno esprimere le proprie scelte con la stesura dei Piani Strategici Nazionali, cuore dell’applicazione della PAC sul territorio comunitario.

In ogni caso è già possibile valutare da queste informazioni generali l’orientamento che ha ispirato i colegislatori per le modifiche da apportare alla PAC attualmente in vigore che, si ricorda, entreranno a regime dal primo gennaio 2023.

Il compromesso indica chiaramente la direzione che la PAC dovrebbe assumere riservando particolare attenzione a questi aspetti: 

-  obiettivi ambientali, con il rafforzamento della condizionalità ambientale e l’introduzione degli eco-schemi;

- ridistribuzione dei pagamenti diretti a favore delle piccole aziende, con l’obbligo del pagamento ridistributivo e la possibilità per gli Stati membri di attivare riduzioni dei pagamenti oltre 60mila euro e capping (taglio totale) a 100mila euro;

- inclusione della dimensione sociale nella PAC con la “condizionalità sociale”, che introduce una riduzione dei pagamenti diretti nel caso di non rispetto da parte dei beneficiari di tre specifiche direttive in materia di tutela del lavoro;

- ricambio generazionale, con l’aumento della flessibilità nella gestione delle risorse per incentivare i giovani agricoltori.

Nel complesso purtroppo questi nuovi obiettivi vengono finanziati con minori risorse e quindi penalizzando essenzialmente le dotazioni del pagamento di base disaccoppiato che prenderà il nome di  “sostegno di base al reddito per la sostenibilità” e che conterrà ciò  che oggi è rappresentato dal pagamento di base e dal pagamento per il greening. Questa erogazione, complice anche la convergenza interna, potrebbe per molte aziende contenersi notevolmente rispetto alla situazione attuale. In base ad alcune simulazioni di Confagricoltura, il massimale per anno per i pagamenti di base, che potranno continuare ad essere erogati tramite diritti disaccoppiati, potrebbe diminuire dagli attuali 3,1 miliardi (pagamenti di base più greening) a 1,3-1,9 miliardi di euro per anno. Questa forbice è dovuta alle possibili scelte dell’Italia, che, ipotizzate sulla base degli orientamenti finora emersi e con il mantenimento di alcune opzioni attive nell’attuale regime, potrebbero collocare la dotazione verso il valore inferiore di 1,3 miliardi.

Sicuramente un elemento degno di nota del compromesso e decisamente negativo per le aziende con titoli oggi più importanti  è costituito dal fatto che non è stato confermato il cosiddetto “stop loss”, cioè il limite della riduzione massima dei diritti disaccoppiati al 30% del valore iniziale; questo limite, anche se presente, non avrà più precedenza rispetto all’obiettivo di crescita del valore dei titoli che dovrà essere pari all’85% della media nazionale entro il 2026.

Un eventuale recupero di queste decurtazioni per gli agricoltori potrebbe essere realizzato accedendo alle cospicue risorse riservate agli eco-schemi, che assommeranno a 900 milioni di euro per anno ma che ovviamente prevedono nuovi notevoli impegni che dovranno andare al di là della “condizionalità rafforzata” che già includerà tutti gli attuali obblighi di “inverdimento”.

A proposito degli obblighi di condizionalità non va trascurato il miglioramento ottenuto in sede di compromesso in termini di flessibilità e deroghe: queste, presenti nell’attuale regime sono state confermate grazie anche alla pressante richiesta di Confagricoltura e consentiranno di evitare alcuni obblighi alle aziende con superfici a riposo, a foraggere e proteiche, con colture in sommersione. Sono poi state esentate tutte le aziende con meno di 10 ettari.

Sono anche positive, infine, le novità relative a degressività e capping che confermano la totale volontarietà di applicazione da parte degli Stati membri ed il mantenimento delle detrazioni di molti costi aziendali dalla base di calcolo.

Ecco qui di seguito alcuni approfondimenti degli aspetti citati in premessa.

Ecoschemi

Gli Stati membri dovranno destinare agli eco-schemi il 25% del massimale dei pagamenti diretti per anno, con un minimo iniziale del 20% e meccanismi di gradualità o compensazione con altri interventi negli anni seguenti della riforma.

Il compromesso non affronta altri aspetti degli eco-schemi che in pratica, al di là degli aspetti finanziari sopra descritti, dovranno essere definiti nel dettaglio da parte degli Stati membri nel Piano Strategico Nazionale e ciò costituirà una delle principali novità della riforma.

Già nel gennaio scorso la Commissione europea aveva diffuso un documento nel quale aveva fornito una prima lista esemplificativa di 45 “buone pratiche” che potrebbero costituire dei possibili eco-schemi e che devono soddisfare le seguenti condizioni:

 Devono riguardare attività relative al clima, l’ambiente, il benessere animale e la resistenza agli antibiotici;

Devono essere definite sulla base dei fabbisogni e delle priorità individuate a livello nazionale/regionale;

Il loro livello di ambizione deve andare al di la dei requisiti e degli obblighi fissati dalla baseline (inclusa la condizionalità)

devono contribuire al conseguimento degli obiettivi del Green Deal europeo da raggiungere entro il 2030 e nello specifico:

1. ridurre del 50% l’uso complessivo ed il rischio di fitofarmaci e ridurre del 50% o più i fitofarmaci pericolosi

2. raggiungere almeno il 25% della superficie agricola nella UE destinata ad agricoltura biologica ed un significativo incremento dell’acquacoltura biologica

3. ridurre del 50% la vendita di antibiotici per gli animali allevati e per l’acquacoltura

4. ridurre le perdite di sostanze nutritive di almeno il 50% assicurando che non ci sia deterioramento della fertilità del suolo; ciò comporterà la riduzione dell’uso di concimi di almeno il 20%

5. riportare almeno il 10% della superficie agricola nell’ambito di elementi caratteristici del paesaggio ad alta diversificazione.

Ecco sinteticamente gli argomenti proposti suddivisi per ambito di interesse:

Pratiche di agricoltura biologica (come definite nel regolamento n. 2018/848)

1. Conversione all’agricoltura biologica

2. Mantenimento dell’agricoltura biologica

Pratiche di lotta integrata (come definite nella direttiva sull’uso sostenibile)

3. Fasce tampone con pratiche di gestione e senza fitofarmaci

4. Controllo meccanico delle infestanti

5. Maggiore utilizzo di specie vegetali e cultivar resilienti e resistenti ai parassiti

6. Terreni incolti con varie specie per scopi legati alla biodiversità

Agroecologia

7. Rotazione con leguminose

8. Miscugli di coltivazioni – multi cropping

9. Cover crop tra filari di colture permanenti – frutteti, vigneti, oliveti – oltre gli impegni di condizionalità

10. Copertura invernale dei suoli e catch crop oltre gli impegni di condizionalità

11. Sistemi zootecnici basati sull’alimentazione foraggera “low intensity”

12. Uso di colture/varietà più resilienti al cambiamento climatico

13. Miscugli/diversificazione del cotico erboso nei prati permanenti per finalità legate alla biodiversità (impollinatori, uccelli, mangime per selvaggina)

14. Coltivazione di riso “migliorata” per ridurre le emissioni di metano (es. alternanza tra tecniche colturali in asciutta e in sommerso)

15. Pratiche e requisiti previsti nelle regole per l’agricoltura biologica

Gestione degli allevamenti e benessere animale

16. Piani mangimistici: disponibilità ed idoneità di mangimi e acqua; analisi di qualità su mangimi ed acqua (es. sulle micotossine). Piani di alimentazione ottimizzati.

17. Migliori condizioni in stalla: maggiore spazio per gli animali; migliore pavimentazione (per es.: cambio giornaliero della lettiera); parto libero; materiali di arricchimento (per es.: materiale manipolabile per i suini, posatoi, materiale per costruire i nidi); schermi ombreggiatura/ventilazione/abbeveratoi per far fronte allo stress da caldo

18. Pratiche e requisiti previsti nelle regole per l’agricoltura biologica

19. Pratiche che aumentano la resistenza, la fertilità, la longevità e la adattabilità degli animali come ad esempio la durata della vita delle vacche da latte, le selezioni genetiche di animali con minori emissioni, la promozione della diversità genetica e della resilienza

20. Profilassi della salute animale e piani di controllo: piani generali per ridurre il rischio da infezioni che richiedono antibiotici e che interessano tutte le pratiche zootecniche, ad es. intercapedini tra le sezioni di allevamento, vaccinazioni e trattamenti, miglioramento della biosicurezza, uso di mangimi con additivi etc.

21. Prevedere accesso ai pascoli ed aumentare il periodo di pascolamento per gli animali al pascolo

22. Prevedere e gestire un regolare accesso alle superfici all’aperto

Agriforestazione

23. Creazione e manutenzione dei elementi tipici del paesaggio oltre gli obblighi di condizionalità

24. Gestione e piani di taglio degli elementi caratteristici del paesaggio

25. Creazione e manutenzione di sistemi agropastorali ad alta biodiversità

Agricoltura ad elevato valore naturalistico

26. Terra lasciata incolta con mix di specie importanti per favorire la biodiversità (impollinatori, uccelli, colture per la selvaggina)

27. Pastorizia in spazi aperti o tra colture permanenti, transumanza e pascoli comuni

28. Creazione e miglioramento di habitat seminaturali

29. Riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti e gestione a bassa intensità dei seminativi

“Carbon farming”

30. Agricoltura conservativa

31. Paludicoltura e riumidificazione di torbiere e aree umide

32. Minimo livello della falda freatica durante l’inverno

33. Gestione appropriata dei residui (es. interramento o semina sui residui)

34. Creazione e mantenimento dei prati permanenti

35. Uso estensivo dei prati permanenti

Agricoltura di precisione

36. Piano di gestione dei nutrienti e utilizzo di approcci innovativi per minimizzare il rilascio di nutrienti, Ph ottimale per l’assorbimento di nutrienti, agricoltura circolare

37. Agricoltura di precisione per ridurre gli input (fertilizzanti, acqua, agrofarmaci)

38. Migliorare l’efficienza delle irrigazioni

Migliorare la gestione dei nutrienti

39. Applicazione delle misure collegate alla gestione dei nitrati che vanno al di là degli obblighi di condizionalità

40. Misure per ridurre ed evitare l’inquinamento di acque, aria e suolo dall’eccesso di nutrienti come il campionamenti dei suoli se non già previsto obbligatoriamente e creazione di “trappole per le sostanze nutritive”

Proteggere le risorse idriche

41. Gestione del fabbisogno di acqua per le colture (conversione verso colture a basso fabbisogno idrico, diversificazione dei calendari colturali, piani di irrigazione ottimizzati)

Altre pratiche benefiche per il suolo

42. Misure per prevenire l’erosione (fasce frangivento)

43. Creazione e mantenimento di terrazze e fasce di coltivazione

Altre pratiche relative alle emissioni di gas ad effetto serra

44. Additivi per i mangimi per diminuire le emissioni da fermentazione enterica

45. Miglioramento nella gestione e nello stoccaggio del letame

 

Condizionalità

La condizionalità applicata dal 2023 sarà nettamente “rafforzata” rispetto all’attuale.

A parte la “condizionalità sociale”, introdotta per la prima volta nella riforma, confluiscono nella condizionalità ambientale alcuni impegni che prima costituivano gli obblighi per avere diritto al pagamento di “greening” che viene definitivamente soppresso.

Vengono poi precisati dal compromesso alcuni dettagli delle “buone condizioni agronomiche ambientali” - BCAA - che vanno garantite sui suoli agricoli.

- BCAA 2 – protezione di aree umide e torbiere

- BCAA 4 – introduzione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua

 

Le fasce tampone in linea generale devono rispettare la larghezza minima di 3 metri ed il divieto di utilizzo di fitofarmaci e di fertilizzanti. In aree con significativi fenomeni di prosciugamento e con presenza di canali di irrigazione, gli Stati membri possono modificare la minima larghezza in casi debitamente modificati e secondo specifiche situazioni locali.

- BCAA 7 – minima copertura del suolo in periodi più sensibili.

- BCAA 8 – Rotazione delle colture tranne per le colture in sommersione. Questa pratica potrà usufruire, a scelta degli stati membri, delle esenzioni oggi previste nella diversificazione del greening, ad esempio potrà essere evitata da aziende con più del 75% a foraggere, a riposo o con colture leguminose o con superficie totale a seminativo  inferiore a 10 ettari.

Oltre alla rotazione, sempre in analogia alla diversificazione attuale, sarà previsto  un limite massimo di superficie impegnata coperta da una singola coltivazione per evitare ampie monocolture.

Gli agricoltori certificati in regime di agricoltura biologica saranno considerati conformi a tale BCAA.

- BCAA 9 – percentuale minima della superficie agricola destinata a elementi o zone non produttive

Prevede l’obbligo a livello aziendale di destinare almeno il 4% della superficie a seminativi a elementi od aree non produttive per migliorare la biodiversità inclusa la superficie messa a riposo. Possibile una parziale utilizzazione di colture miglioratrici o azoto-fissatrici per soddisfare l’obbligo.

Sono previste le stesse esenzioni  viste per la BCAA8- rotazione colturale -

La BCAA include anche il mantenimento degli elementi caratteristici del paesaggio, il divieto di potare le siepi e gli alberi nella stagione della riproduzione e della nidificazione degli uccelli e misure facoltative per combattere le specie vegetali invasive.

 

Convergenza interna

Il compromesso prevede che entro il 2026 si arrivi ad una convergenza, interna allo stato membro, dei titoli uguale all’85% del valore medio nazionale, con la possibilità per lo stato membro di limitare la riduzione dei titoli più elevati ad una percentuale massima comunque non inferiore al 30%. Tale opzione rimane ma, secondo il compromesso, il raggiungimento dell’85% prevale sul 30%, di fatto limitando seriamente tale tutela. La convergenza interna deve iniziare subito nel 2023.

 Pagamento redistributivo

Il compromesso prevede che il pagamento redistributivo obbligatorio si basi sull’analisi dei fabbisogni dei Piani Strategici Nazionali. Questo pagamento deve poter impegnare somme pari al 10% della disponibilità totale per i pagamenti diretti.

Gli Stati possono anche non applicare il pagamento redistributivo laddove riescano a dimostrare che le esigenze redistributive interne siano già soddisfatte dall’utilizzo di altri strumenti a valere del fondo FEAGA che abbiano il medesimo obiettivo di una più equa distribuzione ed una più efficace ed efficiente finalizzazione del sostegno al reddito e dimostrando nei loro rispettivi Piani Strategici Nazionali che tali necessità siano sufficientemente affrontate.

In particolare gli Stati membri devono assicurare una ridistribuzione dei pagamenti diretti dalle aziende più grandi a quelle medie o di piccola dimensione.

Il “sostegno al reddito ridistributivo” va previsto nella forma di un pagamento disaccoppiato annuale per ettaro ammissibile a favore degli agricoltori che beneficiano di un pagamento di base disaccoppiato. Tale sostegno al reddito ridistributivo:

- è costituito da un importo per ettaro o da diversi importi per diverse fasce di ettari stabiliti a livello nazionale o regionale e che non eccede la media nazionale dei pagamenti diretti per anno;

- è erogato per un numero massimo di ettari per agricoltore, pure fissato dagli Stati membri.

Pagamento accoppiato

I massimali rimangono quelli della proposta della Commissione, vale a dire il 13% più un 2% per le colture proteiche. Anche il pagamento accoppiato deve essere definito sulla base dell’analisi dei fabbisogni, nel PSN. Questo supporto deve essere concesso per quei settori o metodi di produzione per migliorarne la competitività o in caso di difficoltà contingenti. Per le colture proteiche non è però, necessario dimostrare la difficoltà o l’esigenza di migliorare la competitività, date per scontate a livello comunitario.

Condizionalità sociale

Il compromesso prevede che, laddove non siano rispettate tre specifiche direttive legate al rispetto dei diritti dei lavoratori, quali  trasparenza delle condizioni di lavoro e sicurezza sui luoghi di lavoro, possano essere ridotti od azzerati i pagamenti diretti del beneficiario. Questa condizionalità può essere introdotta in modo volontario dal 2023 ma va applicata obbligatoriamente dal 2025.

Sviluppo rurale: minima percentuale di misure a finalità ambientale, gestione del rischio e trasferimento tra i pilastri

Almeno il 35% della partecipazione totale del Fondo per lo Sviluppo rurale al piano strategico della PAC deve essere riservato agli interventi relativi agli obiettivi specifici climatico-ambientali. Sono previsti diversi pesi percentuali per vari settori, con priorità per le aree a vincoli naturali, per gli investimenti “verdi” e per il benessere animale.

Per garantire queste priorità, laddove la dotazione richiesta superasse il 35%, le somme possono essere detratte (rebate) dalle somme minime obbligatorie da destinare gli eco-schemi.

Lo sviluppo rurale rimane il fondo tramite cui finanziare le misure di gestione del rischio che sono nel complesso confermate. Assoluta novità è la possibilità prevista dal compromesso per gli Stati membri che potranno scegliere di destinare sino al 3% dei pagamenti diretti da erogare ai beneficiari per finanziare misure di gestione del rischio.

La flessibilità delle risorse tra i pilastri viene aumentata con la possibilità di trasferire sino al 25% delle dotazioni nazionali dal primo al secondo pilastro e viceversa; sono previste anche percentuali superiori per finanziare misure per il clima o per il ricambio generazionale.

Allineamento al Green Deal, controllo degli aspetti legati al clima e alla biodiversità

 Il compromesso prevede che al momento dell’approvazione dei PSN, la Commissione debba tenere conto anche del contributo di tali piani al raggiungimento entro il 2030, degli obiettivi della strategia “biodiversità” e “farm to fork”  introdotti dal green deal.

La Commissione presenterà una relazione nel 2023 ed una nel 2025 per la verifica del contributo degli Stati membri agli obiettivi del Green Deal.

Sostegno complementare ai giovani agricoltori

Gli Stati membri devono destinare un importo equivalente almeno al 3% del massimale finanziario dei pagamenti diretti per misure – del primo e/o del secondo pilastro – a favore dei giovani agricoltori. In particolare per uno o più dei seguenti interventi:

- Sostegno al reddito complementare per i giovani agricoltori;

- Investimenti effettuati dai giovani agricoltori con un fattore di ponderazione del 50%;

- Primo insediamento

 

 

Capping e pagamenti degressivi

Il compromesso prevede un capping volontario, totale a partire da 100 mila euro di pagamenti diretti. Il capping è calcolato sul pagamento di base.

Oltre al “plafonamento” a 100mila euro, il compromesso stabilisce inoltre che gli Stati membri possano prevedere una riduzione sino all’85% dei pagamenti diretti disaccoppiati che superano i 60mila euro (“degressività”).

Molto importante sottolineare che prima del taglio dei pagamenti mediante “degressività” e/o del “capping”, gli Stati possono sottrarre  tutti i costi dei lavoratori salariati, l’equivalente di un salario per coloro che lavorano in azienda ma che non percepiscono tale salario ed  i costi relativi alla manodopera dei servizi acquisiti (incluso il contoterzismo) riferiti alla attività agricola.

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L’ufficio studi di Confagricoltura nazionale ha preparato alcune simulazioni delle variazioni di contributo che vari tipi di aziende con attuali titoli disaccoppiati di differente valore potrebbero avere, sulla base delle scelte dello stato membro e ad inizio e fine del periodo di convergenza.

Naturalmente la riduzione è più marcata per i titoli che oggi hanno valore maggiore ma anche per i titoli di valore minimo non è riscontrabile un aumento di valore se non si tiene conto di ecoschemi o pagamento redistributivo.

A titolo di esempio possiamo citare un titolo molto alto da 1200 euro più 600 di greening per 1800 euro totali nel 2021. Questo avrebbe nel 2023 un pagamento variabile in base alle scelte nazionali fra 800 e 1100 euro che si ridurrebbero per via della convergenza a 560 e 800 nel 2026.

Per il titolo più comune nella nostra provincia di valore 2021 base 200 euro  + 100 di greening per un totale di 300 euro ad ettaro avremmo nel 2023 un valore variabile fra euro 130 e 190 per ettaro che rimarrebbero costanti fino al 2026.

Come si può vedere parliamo di riduzioni molto accentuate che nei casi più gravi possono raggiungere nel 2026 il 70% in meno rispetto a quanto incassato nel 2021.