È stato sottoscritto venerdì 27 marzo l’accordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia, al termine di una trattativa complessa che consente di avviare la campagna 2026, ma che presenta condizioni giudicate non soddisfacenti dalla componente agricola.
È stato sottoscritto venerdì 27 marzo l’accordo quadro per il pomodoro da industria del Nord Italia, al termine di una trattativa complessa che consente di avviare la campagna 2026, ma che presenta condizioni giudicate non soddisfacenti dalla componente agricola.
L’intesa definisce un prezzo di riferimento pari a 13,40 euro al quintale, più premialità per servizi ed eventuali premi, e introduce una revisione delle tabelle qualitative che risulta peggiorativa per i produttori rispetto a quella sottoscritta nel 2025. Elementi che si inseriscono in un contesto già caratterizzato da costi di produzione elevati e da margini sempre più compressi per le imprese agricole.
La chiusura dell’accordo si è resa necessaria per garantire una mappatura chiara delle superfici e consentire la programmazione, anche se tardiva, delle attività di trapianto e raccolta. Tuttavia, il risultato riflette un equilibrio contrattuale non favorevole alla parte agricola, anche alla luce della pressione produttiva che si è determinata nelle fasi precedenti alla trattativa.
Le difficoltà registrate in altri comparti hanno alimentato una previsione di incremento delle superfici investite a pomodoro da industria, elemento che ha inciso sul confronto negoziale, rafforzando la posizione della parte industriale.
Il tema delle superfici si conferma centrale: senza una reale capacità di programmazione e contenimento degli ettari si rischiano squilibri che ricadono principalmente sulla parte agricola.
«Più che sul valore del prezzo in sé – dichiara Alberto Pelletta, presidente della Sezione di prodotto di Confagricoltura Alessandria – riteniamo che manchi un elemento fondamentale: un meccanismo di indicizzazione del prezzo legato all’andamento dei costi di produzione, che avrebbe consentito di garantire una maggiore tutela agli agricoltori in caso di ulteriori aumenti, oggi resi possibili dalla situazione geopolitica.
L’accordo arriva inoltre in una fase avanzata della programmazione, quando molte aziende hanno già sostenuto investimenti. Per il futuro sarà fondamentale lavorare con maggiore anticipo e su basi più strutturate. Con un livello così elevato di ettari previsti, si rischia di arrivare alla fase di raccolta con una forte pressione sulla capacità di trasformazione, costringendo le industrie a lavorare a pieno regime e rendendo l’intero sistema estremamente dipendente dall’andamento climatico. Eventuali interruzioni dovute al maltempo potrebbero compromettere la regolarità delle consegne e aumentare il rischio di prodotto non raccolto».
«Non possiamo certo dirci soddisfatti di un accordo che stabilisce un prezzo inferiore del 5% rispetto a quello dello scorso anno – conclude Paola Sacco, presidente di Confagricoltura Alessandria - La campagna inizia in un contesto di costi crescenti: fattori produttivi determinanti come gasolio e fertilizzanti sono già aumentati di oltre il 50% e a questo si aggiungono difficoltà, anche economiche, legate al recente divieto di utilizzo di principi attivi fondamentali per la coltivazione del pomodoro».
Alessandria, 1 aprile 2026
IN ALLEGATO